Un esercizio di respirazione, per “sentire” le emozioni

La respirazione parla delle tue emozioni, le paure e i nodi da sciogliere.

 

Mi si blocca il respiro!”, diciamo quando ci colpisce con violenza un’emozione negativa.

“Ѐ stata una boccata d’aria pulita“, affermiamo quando un’esprienza ci ha fatti stare bene.

Prendi un respiro profondo“, lo usiamo per far calmare qualcuno.

Non respirare nemmeno“, intimiamo a chi deve fare assoluto silenzio.

La prima cosa che facciamo, appena nasciamo, è respirare. Passiamo da un mondo d’acqua a uno d’aria e, da quel momento, tutta la vita si svolge a ritmo di respiro. Non è solo un atto che serve al nostro corpo per sopravvivere, certo, è indispensabile per portare ossigeno alle cellule, ma è molto di più.

 

Il respiro è collegato al nostro stato d’animo, alla psiche, alle emozioni. Basti pensare al lavoro di ricerca e sperimentazione di Alexander Lowen, per citarne uno,  ideatore della Bioenergetica, una psicoterapia corporea che agisce tramite il corpo, individuando blocchi, chiusure e difese. Il respiro è il primo meccanismo che viene influenzato dal nostro stato psicologico, in maniera evidente.

Nelle relazioni con gli altri, ad esempio, le emozioni giocano ruoli che nemmeno immaginiamo (ne parlo in questo articolo).

 

Conoscete la respirazione diaframmatica, quella che hanno tutti i bambini piccoli? Si prende aria dal naso, si abbassa il diaframma e così i polmoni si riempiono per intero. Mi spiego meglio: il diaframma è un muscolo che si trova tra torace e addome, quando si contrae e si abbassa, lascia ai polmoni più spazio per riempirsi di aria e ossigenare bene il corpo e, nel frattempo, quello che vedremo visivamente è la pancia che si gonfia. In realtà non si sta gonfiando di aria, diciamo che tutto ciò che è al suo interno si sposta verso il basso perché spinta dal diaframma.

Tutto questo per dire cosa?

La respirazione diaframmatica è quella che abbiamo alla nascita, è libera da costrizioni ed è la migliore per l’ossigenazione completa del corpo. Eppure…

Sapevate che il 90% delle persone adulte sfrutta meno della metà della capacità respiratoria? Ѐ una percentuale mostruosa e, cosa più inquietante, nessuno sembra interessato a far caso al proprio modo di respirare. Allora vi spiego cosa comporta una buona respirazione e cosa una cattiva.

 

Una buona respirazione porta:

– maggiore ossigenazione al corpo

– miglioramento dell’attenzione

– riduzione dell’affaticamento

– migliore digestione

– riduzione di mal di testa

– maggior concentrazione

– miglioramento della qualità del sonno

– maggior contatto con la nostra emotività

 

Esatto, la respirazione profonda libera molta emotività e rende consapevoli delle emozioni, che spesso abbiamo represso. Mi è capitato più volte, insegnando a respirare ad alcuni pazienti, di vederli piangere all’improvviso.

Reimpostare la corretta respirazione, infatti, è un lavoro che deve essere preso sul serio e deve rispettare i tempi personali.

 

Una cattiva respirazione porta:

– ridotta ossigenazione del corpo

– facile spossatezza

– distraibilità

– chiusura emotiva

– accumulo di tossine

– mal di testa

– accumulo dell’ansia

 

Praticare esercizi di respirazione, non solo ci allena ad attivare il diaframma e quindi migliorare la nostra respirazione, ma ci stimola anche a rimanere nel momento presente. Aumenta il focus e siamo più consapevoli dei pensieri che abbiamo, dalle credenze ai limiti che ci imponiamo, inoltre portiamo l’attenzione sul nostro corpo e quindi percepiamo le posture sbagliate, le contrazioni che accumuliamo. Respirare bene ci dà consapevolezza e, solo conoscendo i nostri nodi, potremo decidere come lavorarci su.

A questo punto, se siete convinti dell’importanza della respirazione profonda, vi indico un piccolo esercizio per poter iniziare a praticarla.

 

Stendetevi sul letto, a pancia in su, poggiate una mano sulla pancia e chiudete gli occhi.

Mantenete sempre la bocca chiusa. Prendete aria dal naso e cercate di far sollevare la pancia (la mano vi aiuta a percepire il sollevamento), poi soffiate via l’aria dal naso con lentezza, sentendo abbassarsi la pancia.
Ripetete più volte questi respiri, facendo in modo che siano tutti collegati (evitate, cioè, di chiudere la gola e andare in apnea).
Iniziate con pochi respiri e aumentate di giorno in giorno. Se all’inizio avrete giramenti di testa, per via della troppa ossigenazione, fermatevi qualche minuto.

Vi lascio con una frase dello psichiatra Alexander Lowen e vi auguro una buona respitazione.

 

Tutti sanno che chi non respira è morto. Pochi hanno capito che più si respira e più si è vivi.

 

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