Imparare a confrontarsi con gli altri

A tutti capita di discutere con un amico, un familiare, un collega di lavoro o un perfetto sconosciuto.
Confrontarsi non è semplice, soprattutto quando l’altra persona non la pensa come noi, quando crede di avere ragione e invece per noi ha torto.

In un mondo ideale, tutti riuscirebbero a trovare un accordo, verificare la verità, finire con lo stringersi la mano.
La realtà, invece, è molto complicata. In ogni confronto entrano in ballo le mie emozioni e quelle dell’altro, cambiano velocemente, in base al procedere della discussione: si passa dall’ansia, all’irritazione, dalla paura alla frustrazione.
Le emozioni si susseguono e il più delle volte:

1) non ce ne rendiamo conto

2) non siamo in grado di gestirle tutte.

Per condurre bene un confronto e uscirne senza drammi, non possiamo ignorare le emozioni, nè le nostre, nè quelle dell’altra persona.

Va bene, ho capito, ma allora cosa posso fare, visto che controllarle tutte è impossibile?

Un metodo per gestire meglio le emozioni esiste, non è immediato ma con l’allenamento si ottengono risultati incredibili.

Ti piacerebbe scoprire come si fa, non è così? Immagina di capire finalmente come affrontare tuo figlio adolescente, parlare con quel collega difficile, col tuo compagno del solito argomento che vi mette in crisi.

Bene, allora ecco le istruzioni.
Per avere un confronto sano, bisogna gestire le emozioni e per poterlo fare dobbiamo considerare cosa le ha generate.

Ciò che fa nascere le emozioni sono le esigenze primarie.

Forse qualcuno a scuola ricorda di aver studiato i bisogni primari dell’uomo, come mangiare, bere, dormire.

Le esigenze primarie, invece, sono necessità psicologiche e vengono fuori durante qualsiasi confronto.
Esse sono:

Apprezzamento
Affiliazione
Autonomia
Status
Ruolo

Come possono aiutarci? Lo spiego subito: se il vortice di emozioni non può essere controllato, possiamo al contrario gestire le esigenze primarie. Se riusciamo a controllarle bene, saremo in grado di suscitare nell’altro emozioni positive e questo renderà più gestibile qualsiasi confronto.

Sembra interessante, non è vero? Allora andiamo a capire cosa sono e come usarle.

APPREZZAMENTO

Ѐ la mia necessità che l’altro consideri quello che provo e che penso.

Come si attua: ascoltando davvero le parole dell’altro e mostrando di comprendere quello che prova.

Quando si discute non è facile mostrare tanti riguardi per l’altro, il nostro istinto ci spinge ad alzare la voce, a pretendere rispetto. Cosa significa? Che anche noi abbiamo la stessa esigenza! Questa è la dimostrazione di quanto sia importante dare ascolto alle esigenze primarie.

Ecco allora una cosa molto importante: se ci prendiamo cura delle esigenze primarie dell’altro, anche quando non lo meriterebbe, l’effetto sarà a specchio, cioè anche lui finirà per prendersi cura delle nostre.

Dovremo forse avere il coraggio di fare il primo passo, ma gli effetti positivi ricadranno anche su di noi. Ne varrà quindi la pena!

AFFILIAZIONE

Necessità di non essere trattato a priori da “nemico”, persona da “sconfiggere” ma di essere considerato un “collega”, un pari.

Come si attua: se due persone discutono, quasi sempre si pongono in totale opposizione: uno dovrà vincere e l’altro perdere. Invece è necessario trovare punti che creino una relazione con l’altra persona, che dimostrino come la consideriamo nostra pari. Potremmo far riferimento a cose che abbiamo in comune: l’età, il lavoro, un hobby. In questo modo l’altro sentirà soddisfatta l’esigenza di affiliazione, di appartenenza a una categoria che condividete e abbasserà il livello di aggressività.

AUTONOMIA

Necessità di decidere per sè.

Come si attua: dobbiamo lasciare all’altro la libertà di pensarla come vuole, di agire come vuole. Dobbiamo mostrargli che rispetteremo il suo punto di vista, senza minacce o imposizioni. In questo modo l’altro sarà più propenso ad ascoltare davvero quello che abbiamo da dire, a valutare la nostra posizione.

Questo tipo di approccio viene spesso a mancare nelle discussioni tra genitori e figli e provoca rigidità, totale chiusura.

STATUS

Necessità di vedere riconosciuto il proprio ruolo.

Come si attua: nel confronto, non dobbiamo marcare la distinzione di ruoli tra me e l’altra persona, soprattutto non dobbiamo far sentire l’altro inferiore a noi e quindi togliergli diritti in quanto sottoposto o sottomesso.

RUOLO

Sentirsi appagati dal ruolo che si ha nella discussione.

Come si attua: in una discussione ognuno assume un ruolo, è un ruolo temporaneo, dura fino a che si discute.  Ѐ importante che ci si trovi bene, quindi che si aiuti l’altro a entrare in un ruolo appagante.

Faccio degli esempi. In una discussione ci si può trovare ad assumere il ruolo di ascoltatore, mediatore, vittima, consigliere, concorrente e così via. Questo dipende sia da come ci poniamo noi che da come l’altro ci tratta. Se ci sentiamo “consiglieri” potremmo essere soddisfatti, perché l’altro ascolta cosa abbiamo da dire. Se ci sentiamo “ascoltatori” potremmo essere insoddisfatti, perché percepiremmo che all’altro non importa farci parlare, non ritiene importanti i nostri pensieri.

Ecco che il ruolo diventa fondamentale.

Queste sono le cinque esigenze primarie che vengono fuori ad ogni discussione. Ignorarle vuol dire non avere controllo, non sapere verso dove si sta andando.

Provate a fornire all’altra persona la risposta a ognuna di queste esigenze e vedrete cambiare il suo atteggiamento nei vostri riguardi: il confronto prenderà una piega e avrà un esito che forse non speravate.

Per chi vuole approfondire l’argomento consiglio il libro

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