Le due facce della solitudine (anche Van Gogh le conosceva)

Guardare il film su Van Gogh è stato sbirciare la sua arte, certo, ma anche le due facce della solitudine.
Ne è nata una riflessione.

La solitudine è un demone o un angelo, spesso entrambe.

Un anziano, seduto al tavolo di casa sua, mi diceva: “La solitudine io non la augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Solo chi l’ha provata sa quanto è brutta“.
Sul tavolo aveva il telecomando e decine di cruciverba, a una strada di distanza viveva suo figlio.

Un’amica che lavorava come barista, mi ripeteva: “Vorrei ritirarmi in campagna per un mese, senza vedere nessuno. Solo chi lavora in un bar, a vendere alcolici tutte le sere, può capire quanto è brutto avere la testa piena di risate sguaiate e musica pompata a mille“.

 

Quella che conosciamo meglio è la solitudine “cattiva”, quella di cui soffrono molti anziani e purtroppo, anche alcuni giovani. Perché fa tanto male stare soli, anche quando si ha una casa e tutti i comfort?
Semplice: non siamo fatti per bastarci, da soli non funzioniamo bene. Prendi una macchina e toglile due ruote: non va, è inutile. Da soli ci sentiamo inutili.

Nella piramide dei bisogni umani (Piramide di Maslow), alla base abbiamo i primari, legati alla sopravvivenza fisica (mangiare, dormire, essere in salute). Segue la necessità di sentirci al sicuro, per cui avere una casa è importante. Al terzo livello, troviamo i bisogni affettivi: ogni essere umano ha bisogno di amare e sentirsi amato (in famiglia, in coppia, nella società), solo dopo arriva la necessità di realizzarsi come persone e professionalmente.

Riflettiamo su una cosa: quante persone “famose”, invidiate per la fama e la ricchezza, si sono dichiarate infelici? Molte hanno detto di sentirsi sole, circondate da gente che non tiene davvero a loro quanto alla loro fama.

Sono parole sentite e risentite? Sì, certo! Perché la triste verità di tutto questo continua a circondarci.

  …

Non dobbiamo lasciare soli gli anziani, ma serve visitarli per un caffè, una volta la settimana? Ѐ di compagnia che hanno bisogno, o di sentirsi parte di un ciclo di affetto, in cui possono dare e ricevere?
Ѐ bellissima l’idea di portare gli anziani negli asili o i bambini nelle case di riposo, perché tra loro avviene uno scambio naturale.
Ad Okinawa, in Giappone, il contatto tra bambini e anziani è una costante, forse è anche per questo che la media di vità lì è così lunga?

 

Altra storia è il bisogno di solitudine, per chi vive nel perenne caos.
Per seguire i ritmi di lavoro e famiglia, molti adulti finiscono per perdersi. Manca il contatto con se stessi, perché è quello a cui possiamo rinunciare, a favore della routine folle. Ma è davvero così?
Il nostro viene definito il secolo dello stress, qualsiasi disturbo abbiamo è colpa sua e ci viene consigliato di riposarci. Più stress spesso accompagna calo dell’umore, delle energie, dell’attenzione. Ѐ solo di riposo che abbiamo bisogno?

Il nostro corpo ci impone di dormire ogni notte per diverse ore, per poter “riassestare” i bisogni fisici e mentali. Dovremmo avere la stessa pretesa per il nostro benessere psicologico: ritagliarci del tempo da dedicare alla solitudine, fatta di silenzio e riposo, certo, ma anche di ascolto dei nostri sentimenti e dei desideri sopiti. Come facciamo a capire di cosa ha bisogno la nostra felicità, se non ci diamo la possibilità di scoprirlo? (Se vuoi approfondire il tema della felicità, trovi un articolo qui).

Queste due visioni, tremende e sincere, mostrano quanto è limitante etichettare una condizione (la solitudine) o come tutta cattiva o come tutta buona. Per quanto sia facile capirlo in questo caso, in altri c’è bisogno di un’analisi attenta e libera da pregiudizi.

 

Mi sento di consigliare la visione del film “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità“, toccante e curato nelle scelte espressive. Il tema principale è di sicuro l’arte, ma la solitudine è una cornice sempre presente, mostrata nei suoi due aspetti: dolce, portatrice di ispirazione, e tremendamente amara, segnata dalla sete di vicinanza.

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