Semplificare per andare all’essenza (come un cerchio)

Semplificare vuol dire andare all’essenza, raggiungere la perfezione nella maniera più concisa.

Ecco perché è più facile andare nel dettaglio. Questo è vero in molto ambiti, dal disegno, alla scrittura, ai confronti personali, ai momenti di scelta.

 

 

Il miglior rappresentante dell’idea di semplificare è il cerchio.
Il cerchio è la figura più semplice, la prima che proviamo a disegnare da bambini, ma la più difficile: anche da adulti, abbiamo difficoltà a fare un cerchio perfetto a mano libera, la stessa difficoltà che abbiamo di rendere semplici le cose. Al contrario, con estrema facilità non facciamo che complicare le situazioni, le scelte, l’intera vita.

Prendere esempio dal cerchio non è semplice, ma i suoi significati sono molto affascinanti e, magari, potranno indicarci la via per l’essenziale.

 

 

Nella cultura buddhista zen, si disegna l’enso, un cerchio fatto di getto, con un’unica pennellata, in modo da mostrare l’animo della persona che lo ha appena tracciato. Gli studenti lo disegnavano ogni giorno, per migliorare e vedere come si evolveva la loro crescita interiore.
L’enso è simbolo di perfezione, di pieno e di vuoto, inoltre è un cerchio che resta aperto, perché non si isola ma accoglie.
Questi significati sembrano molto “materni”, perché è tipico di una madre l’essere piena per poter donare e vuota per poter accogliere.

Un enso famoso è quello di Nantembo, che al suo interno porta questa frase:

“Siamo nati all’interno del cerchio rotante della vita. Anche il cuore umano dovrebbero essere sempre tenuto rotondo e completo”.

 

 

Se guardiamo un cerchio, possiamo dire in quale punto inizia e in quale finisce? No, perché ogni suo punto potrebbe essere l’inizio o la fine. Ecco perché simboleggia l’eternità e il ripetersi della vita e della morte, come un ciclo infinito.
Nella tradizione egizia (e non solo), questo concetto era rappresentato dall’Uroboro, il serpente che si morde la coda, formando un cerchio.
Non vi fa venire in mente nulla? Gli amanti della letteratura fantastica ricorderanno l’Auryn, il gioiello del romanzo “La storia infinita“, formato proprio da due serpenti che si mordono la coda a vicenda. L’Auryn dava protezione, era quindi un amuleto che rappresentava e proteggeva la vita.

 

 

Una bella citazione di Van Gogh dice:

“Ciò che desidero, è che tutto sia circolare e che non ci sia né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l’idea di un insieme armonioso, quello della vita”.

Una personalità così tormentata, come quella del famoso pittore, trovava nell’idea del cerchio armonia e senso di vita. Nei suoi dipinti, infatti, molte pennellate hanno un andamento circolare. Chi dimentica la sua “Notte stellata“, in cui il cielo sembra girare senza sosta? 

L’arte, molto spesso, è proprio il tentativo di semplificare la realtà.

Ci sono due forme di cerchio che, nella nostra dimensione umana, possiamo osservare e sperimentare: la pancia tonda di una donna in attesa, e l’abbraccio di due persone.
Nella pancia che accoglie un bambino c’è tutto il mistero della vita, il vuoto che fa spazio al pieno.
Nell’abbraccio c’è l’armonia e la tenerezza, in lui si perdono l’inizio e la fine di due anime. L’abbraccio è vuoto perché accoglie, ma è pieno perché si riempie delle persone che lo creano.

 

Se cerchiamo il modo di avvicinarci alla semplicità e alla perfezione del cerchio, forse dovremmo osservare il miracolo della vita che cresce, e sperimentare l’abbraccio umano.

 

Se vuoi provare a usare il cerchio per riflettere e liberare la tua creatività, guarda il video dell’esercizio dei cerchi.

 

Immagine di copertina di Maria Grazia Molinari. Seconda immagine nell’artcolo di Annalisa Schirinzi.

 

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