Una storia che ti cambia la vita: ecco come riconoscerla

Hai mai osservato un bambino che gioca da solo?
Magari ha una macchinina e un omino Lego, gioca sul tavolo della cucina, sussurra “brum brum”, fa superare all’auto ostacoli invisibili.
Cosa sta facendo? Sta raccontando una storia.
Attorno a lui non c’è nessuno, eppure ha il bisogno di inventare una trama, solo per se stesso.

Le storie fanno parte del nostro DNA, sono uno strumento intelligente per semplificare la realtà e non dimenticare le lezioni imparate.
Una storia è un simbolo. Il bambino racconta la velocità, la facilità di superare un ostacolo, un mondo su misura che segue le sue regole. Si rappresenta una realtà su cui ha potere, di cui non avere paura.

Gli antichi popoli di tutto il mondo raccontavano storie a voce, le imparavano a memoria e le consegnavano alle nuove generazioni. Perché? Erano le loro lezioni di vita.
Nessun giovane ascolta gli ammonimenti, i divieti, nemmeno le minacce. Un ragazzo ascolta però una storia, si immedesima nell’eroe e impara dagli sbagli del suo paladino. A lui darà ascolto.

In Immagini e simboli, Mircea Eliade scrive:
«Il pensiero simbolico non è dominio esclusivo del bambino, del poeta o dello squilibrato, esso è connaturato all’essere umano (…) Il simbolo rivela gli aspetti più profondi della realtà, che sfuggono a qualsiasi altro mezzo di conoscenza. Le immagini, i simboli, i miti, non sono creazioni irresponsabili della psiche, essi rispondono ad una necessità (…): mettere a nudo le modalità più segrete dell’essere».

Ecco perché ascoltare e inventare storie è il gioco che iniziamo da bambini e non smettiamo mai di fare. Le storie ci servono a trovare la strada, sono cartelli segnaletici posizionati da altri o da noi stessi.

Abbiamo inventato tutti i modi possibili per raccontare. Siamo partiti intorno al fuoco, a voce, poi abbiamo inventato la scrittura, incisa sulla pietra, poi tracciata sulla carta, infine stampata sui libri. Ci siamo fermati qui? Naturale che no. Abbiamo filmato storie e le abbiamo proiettate su schermi di sale cinematografiche e quelle vite recitate ci hanno trascinato con forza, toccando la nostra emotività.
Adesso, nell’era social, le storie le racconta chiunque.

In questo tornado di narrazioni potremmo finire per perderci o ritrovarci, per salvarci o dannarci. Tanto potenti sono le storie.
Allora dobbiamo essere bravi nello scegliere, attenti nel selezionare quelle che ci cambieranno la vita.

Bene, ma cosa possiamo fare per non sbagliare? Ecco di seguito quattro semplici regole.

COME RICONOSCERE LE BUONE STORIE

1. Una buona storia ha un buon seguito.
Ci sono dei classici che non hanno tempo, libri, film, canzoni che non possiamo perderci. Vai alla ricerca del genere o dell’argomento che parla al tuo cuore e indaga i classici.

2. Una bella persona porta un bel messaggio.
I bravi narratori hanno qualcosa da dire, di buono o di importante. Questo loro messaggio è visibile anche nel loro modo di vivere e relazionarsi. Se ammiri qualcuno per la persona che è, per l’esempio che dà, allora leggi i suoi libri, guarda i suoi film. Se non è nè uno scrittore nè un regista, ascolta a voce ciò che ha da dire: la sua stessa vita è una storia.

3. Scegli un libro dalle competenze dell’autore.
Se sei alla ricerca di un argomento specifico ma i titoli sono troppi, scegli l’autore. Leggi la sua biografia, i suoi studi o le esperienze che ha fatto. Se ne hai l’occasione, guarda una sua intervista. Capirai subito a chi dare fiducia.

4. Sfrutta il passa parola.
Le belle storie hanno un effetto: spingono chi le ascolta a condividerle. Chiedi agli altri quali storie hanno amato e quali consiglierebbero. Fai poi lo stesso con loro: nella condivisione c’è ricchezza.

Condividi con gli altri una storia che ti ha cambiato.


Io consiglio:
I Miserabili” di Victor Hugo; “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani; “Fai fiorire la tua vita” di Martin Seligman.

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